mercoledì 27 febbraio 2013
Antiquariato a Piazza borghese
La Piazza inserita tra i palazzi della famiglia Borghese viene ogni giorno ravvivata dall'aprirsi di 17 piccoli negozi che propongono oggetti di antiquariato, modernariato e curiosità. Fotografie e macchine fotografiche d'epoca, disegni e acquarelli antichi e moderni, importanti manoscritti e autografi, stampe antiche, cartoline d'epoca, libri antichi, sculture, bigiotteria vintage e oggettistica rara, sono un piccolo elenco di quanto si può scovare curiosando tra i chioschi color verde.
Piazza Borghese. Orario: aperto tutti i giorni dalle 10-19.
martedì 26 febbraio 2013
Un safari nella città
Roma, oltre al Bioparco, ha uno zoo a cielo aperto, importante e curioso, visitabile da ogni romano o turista a passeggio per le vie del centro. Gli animali e le loro storie si nascondono infatti nei nomi di piazze e vie, nelle decorazioni di originali fontane, in statue poste nei luoghi più improbabili. Iniziamo questo "Safari" urbano alla ricerca degli animali più particolari. Vicino palazzo Venezia, in via della Gatta, chiamata così poiché, proprio sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, si trova la statua di un felino egizio proveniente dal tempio dedicato alla dea Iside, che sorgeva in Campo Marzio. La leggenda racconta che nella direzione in cui guarda la gatta dovrebbe essere sepolto un tesoro, ancora mai trovato.
Continuiamo la passeggiata e arriviamo in piazza della Minerva dove, al centro, troneggia un elefantino che sorregge un obelisco. I romani lo chiamano ancora il "pulcin della Minerva". La piazza prende il nome dall'antico tempio dedicato alla dea, e nel 1667 papa Alessandro VII commissionò il progetto della statua a Gian Lorenzo Bernini. In realtà l'artista, per celebrare la grandezza del committente, scelse un animale tanto imponente quanto "esotico". Ai romani, che avevano solamente una vaga idea di come fosse fatto un elefante, la statua sembrò piuttosto un "porcin", un piccolo porco, soprannome che col tempo si è addolcito in "pulcin" ed è rimasto nella tradizione popolare chiamato familiarmente il Pulcin della Minerva. Lasciato l'elefantino ci dirigiamo verso la chiesa di San Luigi dei Francesi, qui sulla facciata troviamo due salamandre che eruttano fiamme. Secondo una leggenda asiatica la salamandra alimenta il fuoco benefico mentre spegne quello nocivo. Poco distante in piazza Sant' Eustachio, in cima alla facciata dell'omonima chiesa è collocata una testa di cervo con una croce tra le corna: questa fa riferimento alla visione a cui avrebbe assistito Sant' Eustachio durante una battuta di caccia e che fu all'origine della sua conversione al cristianesimo. Raggiungiamo piazza Barberini, all'incrocio con via Veneto troviamo tre api sormontate da una grande conchiglia: è una fontana progettata da Bernini nel 1644 e restaurata nel 2000. Infine ci dirigiamo a piazza Mattei dove ci troviamo di fronte la splendida fontana delle Tartarughe realizzata verso la fine del 1500 su progetto di Giacomo della Porta. La leggenda racconta che il duca Mattei volle dimostrare al padre della sua amata di essere un uomo potente, contrariamente a quanto questi ritenesse, facendo erigere la meravigliosa fontana davanti alle sue finestre nell'arco di una sola notte. Le tartarughe, a grandezza naturale, furono aggiunte successivamente, nel 1658, probabilmente da Bernini, e sono state più volte rubate, ma sempre recuperate e rimesse al loro posto. Quando nel 1981, fu nuovamente rubata una tartaruga si decise di sostituirle con delle copie, mentre le tre superstiti originali sono conservate nei Musei Capitolini.
sabato 23 febbraio 2013
Vittorio De Sica all'Ara Pacis
Omaggio a Vittorio De Sica con una mostra all'Ara Pacis che restituisce tutta la complessità di uno dei maggiori protagonisti del cinema italiano, padre del Neorealismo, attore, regista e soprattutto interprete del suo tempo.
È la prima volta che in Italia si celebra l'artista, grazie al contributo dei tre figli Emi, Manuel e Christian, avuti dalle due mogli Giuditta Ressone e Maria Mercarder, che hanno aperto un archivio segreto e fino a oggi mai svelato, da cui escono le mille maschere indossate da De Sica nel corso della sua articolata vita, tra finzione e realtà. Nato a Sora il 7 luglio 1902 in una famiglia povera e vissuto negli anni della fanciullezza a Napoli, De Sica si diletta con compagnie teatrali fino a ottenere il primo successo cinematografico interpretando Bruno nel film di Mario Camerini "Gli uomini, che mascalzoni!". L'esordio alla regia avviene nel '39 con "Rose scarlatte", ma il punto di svolta del suo registro stilistico avviene nel '43 con "I bambini ci guardano" che segna l'inizio del sodalizio con lo sceneggiatore Cesare Zavattini e della fortunata stagione neorealista. "Sciuscià" (1946) e "Ladri di biciclette" (1948) vincono due Oscar, "Miracolo a Milano" si aggiudica la Palma d'oro a Cannes. Altri due Oscar per il miglior film straniero arrivano con "Ieri, oggi, domani" (1963) e "Il giardino dei Finzi Contini" (1970). Come interprete De Sica ha partecipato a più di centocinquanta film, nei panni di personaggi indimenticabili come il maresciallo dei carabinieri Antonio Carotenuto in "Pane, amore e fantasia" (1953) di Luigi Comencini.
Tra duecento fotografie sul set e fuori dal set, oggetti di culto come la bicicletta di "Ladri di biciclette", le statuette d'oro dell'Academy e documenti personali, la mostra passa in rassegna tutte le fasi della vita di De Sica, morto in Francia nel 1974, per un approfondimento inedito di un uomo così poliedrico, ancora amato per il suo essere stato maestro e personaggio popolare nello stesso tempo.
Dall'8 febbraio al 28 aprile
Museo dell'Ara Pacis
Lungotevere in Augusta
Informazioni: 060608, www.arapacis.it
mercoledì 20 febbraio 2013
La Hollywood sul Tevere
l giornalista Marc Zakian del Telegraph online visita gli studi di Cinecittà, ora aperti al pubblico:
La città del cinema a Roma: non una semplice "Hollywood" o un insieme di pini solitari, ma una metropoli intera dedicata al film-making. Venti anni fa ho vissuto a Roma e desideravo visitarla, ma allora era una città proibita dove solo i prescelti potevano entrare.
Ora sto uscendo dalla stazione della metropolitana che si chiama Cinecittà verso il suo ingresso principale. Gli studios danno ora il benvenuto ai visitatori paganti, e mi unisco a un gruppo di appassionati di cinema desiderosi di scoprire i segreti della "Hollywood sul Tevere".
La piazza principale di Cinecittà dispone di un tranquillo prato verde ombreggiato da pini marittimi. Mi aspettavo di essere accolto da un tripudio di ciak, comparse in costume, attori viziati e produttori urlanti. Ma ora che noi mortali possiamo entrare nella porta d'ingresso, possiamo rintracciare il talento andando indietro nel tempo.
La nostra guida Roberta ci riporta un po' indietro . Siamo a "Broadway": quattro strade costruite nel 2002 per il film "Gangs of New York" e lasciate qui in eredità permanente. Si tratta di Manhattan nel 1850, con lampade a gas, negozi e case - guardo dietro le porte in cerca di qualcuno che parli newyorkese, ma gli unici residenti sono lucertole che si scaldano nell'erba.
A sinistra di "Broadway" c'è il "Foro Romano" - non le rovine reali, quei quattro chilometri lungo la strada, ma la città imperiale che i costruttori hanno lasciato: il Tempio di Venere, con le sue colonne di rosso vivo in attesa di Nerone, e un dio verde immacolato simbolo della vittoria pronto a volare dalla sua colonna.
Cinque ettari dell'antica capitale sono ricostruite in dettagli deliziosamente artigianali. Questo è il motivo per cui Cinecittà è famosa: i film epici a tutto schermo finanziati con i soldi provenienti da Hollywood che scorrevano sul Tevere negli anni Sessanta - i giorni in cui la vecchia scuola delle stelle del grande schermo erano sedotte dalla dolce vita. Richard Burton incontrò Elizabeth Taylor, per esempio, durante le riprese a Cinecittà.
L'articolo intero su: www.telegraph.co.uk/travel/destinations/europe/italy/rome/9785710/Italy-Romes-Hollywood-on-the-Tiber.html
domenica 17 febbraio 2013
Salone Nautico Big Blu
Aprirà i battenti il 20 febbraio la settima edizione di Big Blu, il Salone nautico della Capitale. Come ogni anno sarà offerta ai visitatori la possibilità di fare un viaggio a 360° nella cultura del mare e della navigazione, rivolgendosi non solo a un'utenza specializzata, ma soprattutto al grande pubblico. Per rendere più concreto questo obiettivo, il giorno di apertura l'ingresso sarà completamente gratuito per permettere a tutti di "salire a bordo" e festeggiare insieme il varo del Salone.
Tra economia e divertimento, passione e mercato, l'edizione 2013 presenta alcune delle più interessanti novità tra le imbarcazioni di tutte le classi, dai battelli pneumatici agli yacht di lusso, dal motore alla vela e un fitto programma di eventi culturali per approfondire le tematiche legate al mondo marino. Come ogni anno, il Festival Internazionale del Mare, la cui partecipazione è aperta a tutti, ospita prestigiose produzioni audiovisive, nazionali e internazionali, documentari subacquei e reportage fotografici sul tema del mare e, novità di questa edizione, la categoria amatoriale nella sezione fotografica.
Azione ed emozione per tutto ciò che è sport, divertimento in mare e in acqua saranno protagonisti della nuova area attrezzata denominata Fun Zone.
Dal 20 al 24 febbraio
Salone Big Blu
Fiera di Roma
Via Portuense, 1645/64
www.big-blu.it
giovedì 14 febbraio 2013
Sguardo sornione e sorriso beffardo. Tratti tipici di uno dei simboli del cinema italiano, perché chiamarlo solo attore o regista sarebbe riduttivo. Alberto Sordi ce lo ricordiamo così, con la sua ironia e la sua irriverenza, con l'allegria delle sue battute e con le frasi celebri dei personaggi che ha portato sul grande schermo come il giovane Nando Meliconi che sognava l'America o il cinico e gaudente Marchese Onofrio del Grillo nella Roma papalina, a dieci anni dalla scomparsa avvenuta il 25 febbraio del 2003 nella sua residenza di piazza Numa Pompilio. Una mostra al Vittoriano ne vuole celebrare la grandezza, mettendo sotto la lente d'ingrandimento tutta la romanità di Albertone. Sordi aveva un rapporto unico con Roma, quasi viscerale. Un legame profondo nato a Trastevere, quando venne alla luce il 15 giugno del 1920 a via San Cosimato, e che lo ha accompagnato per tutta la vita tanto da diventare Sindaco per un giorno in occasione dell'ottantesimo compleanno.
Saranno le immagini di Enrico Appetito, fotografo di scena della maggior parte dei suoi film, le sceneggiature, i video, le canzoni e molti materiali per lo più inediti, provenienti da casa Sordi e dagli archivi privati di Sordi stesso, a raccontare l'amore dell'artista per la sua città natale. Amore che non ha risparmiato critiche, come quelle che si leggono in alcuni degli articoli esposti che lui stesso scrisse sul Messaggero tra il 1988 e il 2002, riguardanti alcuni aspetti della vita quotidiana in città.
Roma è stata il set di gran parte dei suoi duecento film davanti e dietro la macchina da presa - tra quelli più amati dal pubblico, "Lo sceicco bianco" (1952) e "I vitelloni" (1953) di Federico Fellini, "Un giorno in pretura" (1953) e "Un americano a Roma" (1954) di Steno, "Il vigile" (1960) di Luigi Zampa, "Il Marchese del Grillo" (1981) di Mario Monicelli, "Il tassinaro" (1983) e "Nestore, l'ultima corsa" (1994) diretti da lui - e delle sue vicende personali, intense ed emozionanti come un romanzo.
L'esposizione è un omaggio doveroso della città a colui che meglio di altri ha saputo interpretare la commedia, incarnando vizi e virtù degli italiani, in una lunga vita professionale costellata dall'apprezzamento del pubblico e da prestigiosi riconoscimenti internazionali (tre Nastri d'Argento, sette David di Donatello, due Grolle d'Oro, un Golden Globe, un Orso d'Oro a Berlino e un Leone d'Oro a Venezia alla carriera). Curata da Gloria Satta, Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, in collaborazione con Tiziana Appetito, e promossa da Roma Capitale, l'esposizione sarà visitabile fino al 31 marzo.
Dal 15 febbraio al 31 marzo
Complesso Monumentale del Vittoriano
Sala Zanardelli
Via di San Pietro in Carcere
Informazioni: 06 6780664
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