venerdì 13 febbraio 2015

La Fine dell‘orrore. La liberazione dei campi nazisti

Lo scorso 27 gennaio, giornata mondiale della Memoria della Shoah, è stato celebrato il 70° anniversario della liberazione del Complesso di Auschwitz-Birkenau e, contestualmente alla fine della guerra, la successiva e progressiva liberazione dei numerosi campi di concentramento sparsi in Europa. Stiamo attraversando un periodo assai delicato per le sorti della memoria storica in generale e della Shoah in particolare: l'allontanamento degli eventi, la tendenziale ineluttabile scomparsa dei testimoni sopravvissuti, i molteplici tentativi di difendersi dalle incertezze del mondo contemporaneo attraverso il recupero di identità tradizionali da brandire contro altre identità analoghe, la ripresa dei conflitti di tipo etnico e religioso, il risorgere di forme di intolleranza che si pensava fossero state superate anche grazie alle tragiche conseguenze cui avevano dato luogo proprio nel corso della seconda guerra mondiale...Di fronte a questo scenario è quanto mai importante ricordare quanto è accaduto in passato, per comprendere i processi che dalle prime persecuzioni hanno condotto poi alla sopraffazione violenta e allo sterminio; per imparare a riconoscere i germi dell'intolleranza al loro primo manifestarsi, onde combatterli e impedirne lo sviluppo prima che sia troppo tardi, ma nello stesso per ricordare e celebrare la conclusione di uno dei momenti più bui della storia dell'umanità.A tal fine, è stata organizzata questa mostra dedicata alla Liberazione dei campi nazisti. L'esposizione, ideata e realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah con la curatela del direttore scientifico Marcello Pezzetti, vede la partecipazione di numerose tra le più importanti realtà museali e archivistiche nazionali ed europee dedicate alla conservazione della memoria del periodo e si avvale del patrocinio delle più importanti istituzioni di riferimento. Lo svolgersi della narrazione, che abbraccia un arco temporale lungo circa un anno, tra i mesi di luglio 1944 e maggio del 1945, racconta con dovizia di particolari le specificità, gli antefatti e i risvolti delle liberazioni dei luoghi di concentramento e sterminio istituiti dai nazisti in tutta l'Europa occupata e ha come focus lo sguardo sui campi che abbiano visto la presenza di deportati ebrei italiani, senza trascurare le vicende relative alla deportazione "politica" ad opera del sistema di oppressione nazifascista. Elemento centrale del percorso narrativo è il dramma dei sopravvissuti alla Shoah, uomini e donne stremati da anni di persecuzioni, devastati nella carne e nello spirito dopo aver assistito allo sterminio dei loro cari, non più in grado nemmeno di provare un sentimento di gioia o riscatto per il crollo del regime di oppressione nazi-fascista.
Fino al 15 marzo
COMPLESSO DEL VITTORIANO, Sala della Gipsoteca. Piazza dell'Ara Coeli. Per informazioni: 066780664. Orario: dal lunedì al giovedì 9.30-18.30; venerdì, sabato e domenica 9.30-19.30. Ingresso: gratuito.

lunedì 9 febbraio 2015

L'arte romana tra Marco Aurelio e Diocleziano

L'età dell'Angoscia: l'arte romana tra Marco Aurelio e Diocleziano permetterà di accostarsi in maniera compiuta ai grandi cambiamenti che segnarono l'età compresa tra i regni di Marco Aurelio (161-180 d.C.) e quello di Diocleziano (284-305 d.C.). In quasi centocinquanta anni, l'Impero giunse infatti a cambiare totalmente la propria fisionomia, fino ad arrivare all'instaurazione della Tetrarchia, alla perdita del ruolo di capitale di Roma, ed alla divisione del territorio italico in distretti amministrativi equiparati al resto dell'Impero. Le graduali tappe di queste trasformazioni sono riflesse dai modelli figurativi e dal linguaggio formale della scultura, che si carica di un nuovo e forte accento patetico.
fino al 31 maggio
MUSEI CAPITOLINI. Piazza del Campidoglio, 1.
Per informazioni: 060608. Orario: da martedì a domenica 9-20

venerdì 6 febbraio 2015

Il Carnevale romano



Il carnevale è una festa celebrata nei Paesi di tradizione cristiana nel periodo di tempo precedente la Quaresima. L'evento, che coinvolge completamente la città di Roma, si svolge spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi.Le maschere romanesche come Cassandrino, Meo Patacca, Rugantino, non sono conosciute come quelle delle altre città italiane, ma sono un'esilarante caratterizzazione di stereotipi appartenenti sia al mondo popolare sia a quello nobile e riescono ad interpretarne vizi e virtù. Nel '400 a Roma si diffuse la festa del Carnevale romano, introdotto dal Papa Paolo II Barbo. Il Carnevale non è nato a Rio de Janeiro e nemmeno a Venezia, ma proprio nella Città Eterna. Nell'antica Roma infatti si festeggiavano intorno alla metà di dicembre i Saturnali in onore di Saturno, dio della semina e del raccolto. La festa consisteva nel ricreare il regno di questa divinità, la favolosa Età dell'Oro in cui non esistevano differenze tra gli uomini e tutti i beni erano in comune. Quindi, durante questi giorni la vita quotidiana veniva sospesa per abbandonare ogni tipo di differenza sociale con il permesso per ogni specie di trasgressione. Con l'avvento del cristianesimo è probabile che questa festa si sia trasformata nel Carnevale. Infatti il significato dei Saturnali, il rovesciamento del mondo, è alla base del Carnevale, parola che deriva da "carnem levare", "non mangiare carne" e quindi non cedere alle passioni e ai piaceri per prepararsi alla penitenza della Quaresima.Gli ultimi giorni di festa in cui si organizzano feste private e pubbliche parate sono giovedì grasso che quest'anno è il 12 febbraio e martedì grasso che cade il 17 febbraio.In occasione di questa festività si usa preparare dolci particolari e tipici come frappè e castagnole.

lunedì 2 febbraio 2015

American Chronicles: The Art of Norman Rockwell

Per la prima volta esposte al di fuori degli Stati Uniti oltre cento opere provenienti dalle collezioni del Norman Rockwell Museum di Stockbridge, che propongono al pubblico una retrospettiva completa dell'artista statunitense. Norman Rockwell, attivo dal 1912 agli anni Settanta del \'900, contribuisce con le sue opere a creare ed affermare su scala internazionale gli ideali della società americana.
Fino all'8 febbraio
PALAZZO SCIARRA – MUSEO FONDAZIONE ROMA. Via M. Minghetti, 22. 
Per informazioni: 0622761260. Orario: lunedì 15-20; dal martedì al venerdì e domenica 10-20; sabato 10-21; 8 dicembre apertura straordinaria 10-20.Ingresso: €12; ridotto € 9,50.

domenica 18 gennaio 2015

I Valadier, l’album di disegni al Museo Napoleonico

Ottanta disegni tratti dall’Album dei Valadier padre e figlio, insieme al fondo di disegni della bottega dei Valadier appartenente al Museo di Roma, sono oggetto della mostra curata da Giulia Gorgone per il Museo Napoleonico.
Il Museo Napoleonico possiede un nucleo di oltre cento acquarelli e disegni realizzati nella bottega orafa di Luigi Valadier (1726-1785) e del figlio Giuseppe (1761-1829). I fogli, originariamente raccolti in un album, acquistato nel 1932 dall’antiquario romano Alessandro Castagnari, comprendono progetti per elementi di arredo - camini, alari, candelabri, orologi - e molti disegni preparatori per centrotavola. Numerosi fogli si riferiscono ad opere realizzate. 
Il fondo custodito nel Museo Napoleonico, pressoché inedito, ha un’importanza storica e documentaria notevolissima. Al mondo esiste infatti un solo altro nucleo di disegni dei Valadier altrettanto ampio e significativo, conservato nella Pinacoteca Civica di Faenza, che ha numerosi punti in comune, per tematiche e soggetti, con quello del museo romano.
Un terzo grande gruppo di disegni della bottega orafa romana, apparso presso una galleria antiquaria di Londra, è stato successivamente disperso con vendite di singoli fogli. Altre raccolte di progetti dei Valadier fanno parte di collezioni e musei internazionali ma hanno dimensioni decisamente inferiori.

I Valadier - L’album dei disegni
fino al 3 maggio
Museo Napoleonico
piazza Ponte Umberto 1
martedì - domenica dalle 10 alle 18
ingresso gratuito

mercoledì 14 gennaio 2015

Le sculture di Beverly Pepper all'Ara Pacis

Il Museo dell’Ara Pacis ospita, fino al 15 marzo 2015, le sculture di Beverly Pepper, la grande artista americana che da anni si dedica alla scultura pubblica e all’arte ambientale. Per la prima volta l’area perimetrale del museo diventa spazio espositivo con l’installazione di quattro sculture monumentali.  

Le opere, alte fra i 4 e i 5 metri e realizzate in acciaio corten, sono esposte tre nel piazzale antistante il museo e una nello spazio verde sul lato del Lungotevere. I visitatori, osservando le installazioni, avranno l’opportunità di cogliere prospettivevolumiprofondità e, non ultima, laluce, in un contesto dove il glorioso passato, con i suoi diversi stili architettonici, si incontra con il presente della scultura contemporanea.
All’interno del museo sono in mostra altre 5 sculture in ferro, parte della serie Curvae in Curvaeesposta alla Galleria Marlborough, sia a New York sia a Londra.

L’arte di Beverly Pepper è oggi parte permanente del paesaggio di realtà ambientali diverse, come l’Amphisculpture nel quartier generale dell’AT&T in New Jersey o Palingenesis, presso la sede del Credit Suisse a Zurigo. Suoi anche altri importanti esempi di land art come Sol y Ombra Park di Barcellona, il Manhattan Sentinels nella Federal Plaza di New York e Departure, For My Grandmother, all’interno dell’Europos Parkas a Vilnius, Lituania. In Italia l’artista ha realizzato opere come il Teatro Celle commissionato dal collezionista Giuliano Gori per la Fattoria Celle presso Pistoia e l’Amphisculpture di Parco del Sole a L’Aquila donato alla città all’interno del progetto “Nove artisti per la ricostruzione”.

Mostra Beverly Pepper all’Ara Pacis
Area perimetrale del Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta
fino al 15 marzo 2015
Sezione interna della mostra: martedì - domenica ore 9 – 19
Info 060608 (tutti i giorni ore 9 – 21)
www.arapacis.itwww.museiincomuneroma.it www.rosam.itwww.beverlypepper.net 

domenica 11 gennaio 2015

Marsia ai Musei Capitolini

Ai Musei Capitolini è possibile ammirare, fino al 1 febbraio 2015, la statua di Marsia, ultima tra le pregevoli sculture rinvenute nel Parco degli Acquedotti, presso la cosiddetta Villa delle Vignacce. 
La statua - restaurata  presso il laboratorio della Centrale Montemartini e nelle cui sale è prevista la collocazione definitiva della scultura - è ora in mostra in Campidoglio, accanto al Marsia degli Horti di Mecenate nel Palazzo dei Conservatori. L’allestimento espositivo temporaneo offre ai visitatori l’opportunità di vedere affiancate due opere diverse per datazione e luogo di origine, ma legate da affinità iconografica. 
La statua, ritrovata adagiata sul pavimento a mosaico di un piccolo ambiente, ricoperta da uno strato di terra sabbiosa mista a detriti con numerosi frammenti di marmo, è in prezioso marmo policromo e raffigura il satiro nel momento del supplizio quando, appeso all’albero, subisce la feroce punizione inflittagli da Apollo, vincitore della gara musicale nella quale il superbo Marsia ha osato sfidare il dio.