Visualizzazione post con etichetta Curiosità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Curiosità. Mostra tutti i post

venerdì 14 agosto 2015

La Fontana della Terrina


Quanti di voi conoscono la Fontana della Terrina? Sapete da cosa deriva questo particolare nome?
La Fontana fu realizzata da Giacomo della Porta (intorno al 1581) per Piazza dei Campo de' Fiori su incarico di papa Gregorio XIII (che però morì prima di vederla realizzata).

Consisteva in una vasca ovale, posta sotto il livello stradale (a causa della bassa pressione dell'acqua), contenente un'altra vasca ovale sui cui lati erano scolpite due maniglie ad anello e una rosa centrale.
La collocazione della Fontana a Campo de' Fiori non fu molto 'riuscita'. Già a quei tempi, infatti, nella piazza aveva luogo il mercato e la fontana veniva usata per rinfrescare fiori e verdure (nell'ipotesi migliore) o come pattumiera (nelle ipotesi peggiori).
Vista l'initulità dei divieti e l'impossibilità di cambiare le brutte abitudini popolari (passa il tempo ma la gente putroppo non cambia), Gregorio XV, nel 1622, fece chiudere la fontana con un coperchio in travertino con un grosso pomello centrale. La fontana assumeva così l’aspetto di una gigantesca “zuppiera” (una “terrina”, appunto). La fuoriuscita dell’acqua venne assicurata traforando il centro delle rose poste sui lati della vasca.
Ma la storia della fontana non finisce qui!
Nel 1889, per fare spazio al monumento di Giordano Bruno, la 'Terrina' venne tolta dalla piazza e rimase alcuni anni in un magazzino comunale. Solo nel 1924 si decise di sistemarla (con tutto il coperchio!) davanti alla Chiesa Nuova, all'interno di in una sorta di piscina quadrata più bassa del livello stradale, (di nuovo) a causa della limitata pressione dell’acqua.
Ma niente paura, anche Campo De' i Fiori ha la sua 'terrina', o quasi!
Sempre nel 1924, si è infatti deciso di collocare una  copia, anziché quella originale, ma stavolta senza coperchio!
Piccola chicca finale:
Lo scultore che realizzo il coperchio 'della decenza' incise alla base del pomello la seguente frase '“Ama Dio e non fallire fa del bene e lassa dire MDCXXII”. Potete leggerla anche voi ma dovete aguzzare la vista!

venerdì 6 febbraio 2015

Il Carnevale romano



Il carnevale è una festa celebrata nei Paesi di tradizione cristiana nel periodo di tempo precedente la Quaresima. L'evento, che coinvolge completamente la città di Roma, si svolge spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi.Le maschere romanesche come Cassandrino, Meo Patacca, Rugantino, non sono conosciute come quelle delle altre città italiane, ma sono un'esilarante caratterizzazione di stereotipi appartenenti sia al mondo popolare sia a quello nobile e riescono ad interpretarne vizi e virtù. Nel '400 a Roma si diffuse la festa del Carnevale romano, introdotto dal Papa Paolo II Barbo. Il Carnevale non è nato a Rio de Janeiro e nemmeno a Venezia, ma proprio nella Città Eterna. Nell'antica Roma infatti si festeggiavano intorno alla metà di dicembre i Saturnali in onore di Saturno, dio della semina e del raccolto. La festa consisteva nel ricreare il regno di questa divinità, la favolosa Età dell'Oro in cui non esistevano differenze tra gli uomini e tutti i beni erano in comune. Quindi, durante questi giorni la vita quotidiana veniva sospesa per abbandonare ogni tipo di differenza sociale con il permesso per ogni specie di trasgressione. Con l'avvento del cristianesimo è probabile che questa festa si sia trasformata nel Carnevale. Infatti il significato dei Saturnali, il rovesciamento del mondo, è alla base del Carnevale, parola che deriva da "carnem levare", "non mangiare carne" e quindi non cedere alle passioni e ai piaceri per prepararsi alla penitenza della Quaresima.Gli ultimi giorni di festa in cui si organizzano feste private e pubbliche parate sono giovedì grasso che quest'anno è il 12 febbraio e martedì grasso che cade il 17 febbraio.In occasione di questa festività si usa preparare dolci particolari e tipici come frappè e castagnole.

giovedì 23 ottobre 2014

La Cappella Sistina illuminata da 7000 stelle


Roma è una città ricca di arte e storia. 
La Capitale d’Italia ci riserva sorprese a non finire, l’ultima in ordine di tempo è la famosissima Cappella Sistina che sarà a breve illuminata da ben 7000 puntini luminosi che evidenzieranno al meglio le splendide pennellate di Michelangelo.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione se pensiamo che nell’ormai lontano 1980 la direzione dei Musei Vaticani ordinò l'oscuramento di tutte le finestre che si affacciavano all’interno della Cappella Sistina per evitare che la luce naturale rovinasse gli immortali affreschi.
Ora invece, grazie alla celebre società d’illuminazione Osram, potremo godere di una luce accuratamente studiata non solo nei colori, ma anche dal punto di vista del risparmio energetico, pare infatti che questa soluzione consentirà di risparmiare circa il 60% rispetto all’ illuminazione tradizionale.
E’ stata infatti studiata un’illuminazione a led, particolare nelle tonalità abbinate con maestria ad ogni sfumatura di colore ed orientata in modo che sembri provenire dalle finestre.
Per la prima volta dopo decenni saranno messi in evidenza gli azzurri e gli ori del Giudizio Universale, i verdi ed i gialli delle Sibille, il tutto con una luce soffusa che darà risalto alla magia dell’opera.
Non vediamo l’ora di essere partecipi di questa nuova esperienza che, ne siamo sicuri, sarà assolutamente strabiliante. E voi?

giovedì 28 novembre 2013

Il Sacro Graal nascosto nella Basilica di San Lorenzo


La Basilica di San Lorenzo fuori le Mura fu eretta a Roma nel IV secolo d.C. dall’Imperatore Costantino e divenne ben presto un punto di riferimento per i tanti fedeli che volevano vedere le spoglie del santo, morto martire nel 266 d.C. durante le persecuzioni cristiane. Alla chiesa, si aggiunse nel tempo un’altra basilica,  dedicata alla Vergine Maria e durante la Seconda Guerra Mondiale, la cattedrale venne distrutta completamente a causa dei bombardamenti degli Alleati, salvo poi essere ricostruita dalle macerie. Numerosi gli affreschi andati persi, mentre i resti dell’antica chiesa vennero raccolti  dove ora si trova il cimitero del Verano.

Proprio in questo luogo alcuni studiosi  sostengono che sia nascosto il Sacro Graal, quella reliquia misteriosa oggetto di film cult come Il Codice da Vinci con Tom Hanks. Affidato a San Lorenzo nel 258 da Papa Sisto II, il calice in cui Gesù bevve il vino durante l’Ultima Cena, avrebbe trovato sepoltura insieme al diacono.

Leggende e credenze popolari si rincorrono fino a toccare i quattro angoli del mondo, ma senza risultati soddisfacenti. Le prove, gli esperti ne sono sicuri, sono molto evidenti, a giudicare dai simboli contenuti nell’ iconografia degli affreschi: per esempio, la raffigurazione di un calice sul mosaico nel punto in cui si ritiene fosse collocata originariamente le spoglie del santo oppure una serie di antiche guide inerenti alla Basilica in cui si cita un imbuto di terracotta  scolpito in un colombario pagano nella parte sotterranea.

giovedì 5 settembre 2013

Roma nel buco


Di solito guardare dal buco della serratura per vedere cosa c'è al di là della porta è considerato un atto di poca educazione ma in questo caso è d'obbligo sbirciare. Iniziamo la passeggiata tra le strade alberate del noto colle romano dell'Aventino, percorrendo via di S. Sabina si raggiunge il parco dei Savelli, detto Giardino degli Aranci, dai caldi colori e dai profumi intensi. Proseguendo, dopo aver visitato le chiese di Santa Sabina, fondata nel 425 d.C. da Pietro d'Illiria e poi quella dei Santi Bonifacio e Alessio risalente al V sec. si arriva a Piazza dei cavalieri di Malta che, progettata da Piranesi nel 1765, deve il nome all'Ordine dei cavalieri di Malta. La piazza, realizzata su incarico del cardinale Rezzonico, cui è dedicata la lapide, si presenta ricca di guglie, di stele e di trofei, sullo sfondo dei cipressi dell' abbazia e del campanile di Sant'Anselmo. Sulla piazza si trova anche il Palazzo del Priorato dei Cavalieri di Malta, sul cui portone, imponente e massiccio, si trova un buco della serratura all'apparenza normale, ma, a guardarci bene dentro, ci accorgiamo che non è affatto così. Infatti, mettendo un occhio nella piccola fessura, ci troviamo di fronte ad una vista incredibilmente suggestiva: da lì si può scorgere in tutta la sua maestosità San Pietro. Incorniciato perfettamente in questo improbabile spazio sembra piuttosto un quadro, una fotografia; e non cadere nello sbaglio di ritenerla un effetto costruito ad hoc non è facile. Lo stupore è dunque immediato ed inevitabile. Come è possibile che la monumentale chiesa simbolo di Roma sia visibile a pieno attraverso il buco di una serratura? E' proprio così, e da sole le parole certo non bastano a descrivere questo bizzarro spettacolo, bisogna sbirciare.
Piazza Cavalieri di Malta

mercoledì 24 luglio 2013

La grattachecca


Rimedio dei romani contro il caldo è la Grattachecca: un mix di ghiaccio triturato, sciroppi e frutta. La Capitale ha una lunga tradizione che arriva, attraverso la Persia e l'antica Grecia, addirittura dalla Cina, dove gli imperatori già tremila anni fa gustavano la dolce ricetta fatta di neve e sciroppi alla frutta. Deriva il suo nome dal verbo grattare e da checca, termine con il quale un tempo si identificava il grosso blocco di ghiaccio utilizzato per refrigerare gli alimenti quando ancora non esistevano i frigoriferi. A differenza della granita che viene prodotta con acqua mescolata a sciroppi e messa a congelare, la grattachecca è composta da ghiaccio grattato da un singolo blocco di grandi dimensioni, con un apposito raschietto provvisto di una camera vuota posteriore che consente di accumulare il ghiaccio grattato così ottenuto. Una volta riempito il bicchiere con il ghiaccio, viene aggiunto succo di frutta o sciroppo. A Roma solo pochi chioschi oramai preparano la grattachecca seguendo la lavorazione tradizionale ed i più famosi sono localizzati sulle sponde del Tevere, forse perché rifugio da sempre, per gli abitanti, dalla calura estiva. Si vocifera che Quinto Fabio Massimo inventò ai suoi tempi una ricetta che divenne subito molto popolare. La neve portata dal Terminillo veniva aromatizzata con sostanze dolci. Nacquero a Roma i primi "Thermopolia" (una specie dei chioschi di oggi) che distribuivano la refrigerante e dissetante bibita. Tra i grattacheccari più famosi e antichi della Capitale c'è la Fonte d'Oro a Trastevere (Piazza Belli), a poca distanza, davanti a Ponte Cestio c'è la Sora Mirella (Lungotevere degli Anguillara) che da trent'anni trita il ghiaccio a mano. La Sora Maria (Via Trionfale), è tra i chioschi più frequentati di Roma nelle notti d'estate e quello che vi consigliamo!

venerdì 19 luglio 2013

Street Art


Provate a pronunciare le parole "arte romana" e il vostro ascoltatore medio penserà alle statue classiche, alle chiese ornate e ai capolavori di Michelangelo, Caravaggio e dei loro contemporanei. Giusto per pochi, anche se il numero è in crescita, quella frase evoca qualcosa di più contemporaneo: un insieme di arte di strada e graffiti che è recentemente sbocciato in tutta la Città Eterna.
L'esplosione è stata improvvisa e notevole, soprattutto nel quartiere Ostiense, appena fuori le Mura Aureliane, in cui il sostegno locale ha trasformato l'ex area industriale in un paradiso per i muralisti e artisti che disegnano poster. "Quando stavamo mettendo su per le prime opere, ci guardavano come se fossimo pazzi", dice Francesco Dobrovich, poject manager di NUfactory, agenzia creativa che funge da mediatore tra artisti, autorità locali e proprietari di immobili. Il boom è stato alimentato, almeno in parte, dal Festival Outdoor annuale, organizzato da NUfactory, dedicato all'arte di strada, che attira artisti da tutto il continente.
Sulla principale arteria stradale del quartiere il giovane artista spagnolo Borondo ha coperto un centro culturale gay con figure che sembrano emergere dalla caratteristica sporcizia della zona. Su una strada laterale, le finestre di un condominio sono state dipinte in occhi misteriosamente vuoti dall'artista bolognese Blu. Su un muro esterno di una discoteca, il duo RO.BO.COOP ha incollato un remix dell'"Allegoria della Primavera" di Sandro Bottocelli, in cui tutte le figure del capolavoro rinascimentale indossano mascherine chirurgiche.
tp://news.yahoo.com/rome-graffiti-boom-eternal-city-finally-welcomes-street-151144392.html

venerdì 21 giugno 2013

Il Colosseo: un passato a colori


Rosso e bianco. Ocra. Azzurro e verde. Il Colosseo non smette di stupire e riporta alla luce, a seguito di lunghi e delicati lavori di restauro delle coperture e di pulitura delle pareti voluti dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Roma, affreschi a colori che testimoniano il suo trionfale passato in technicolor. Oltre ai vecchi colori, dal restauro sono emerse alcune piccole iscrizioni, segno del passaggio del pubblico che andava a seguire gli eventi sportivi, e anche disegni piuttosto stilizzati di una corona, di una palma e di una freccia. Il Colosseo, dunque, era a colori, rivestito di affreschi e il bianco dominava sulle facciate esterne scolpite nel travertino. La straordinaria scoperta è avvenuta nella galleria intermedia al terzo livello del Colosseo, a trenta metri d'altezza dal livello stradale, sul lato nord. Sessanta metri lineari che conservano ancora intatta - unici in tutto il monumento - l'originaria struttura architettonica, dalla volta al pavimento. E' qui che durante i lavori di restauro delle coperture e di pulitura e consolidamento delle pareti, sono riaffiorate le inaspettate tracce di intonaco rivestito di affreschi policromi, oltre ad una serie di iscrizioni color rosso. La galleria rimasta finora chiusa al pubblico, si potrà visitare già dalla prossima estate. La riapertura al pubblico del Colosseo, offrirà un'altra visione sulle meraviglie dell'anfiteatro. Il simbolo della classicità romana, si arricchisce di una sua «nuova» natura a colori che ne incrementa il fascino.

mercoledì 20 febbraio 2013

La Hollywood sul Tevere



l giornalista Marc Zakian del Telegraph online visita gli studi di Cinecittà, ora aperti al pubblico:
La città del cinema a Roma: non una semplice "Hollywood" o un insieme di pini solitari, ma una metropoli intera dedicata al film-making. Venti anni fa ho vissuto a Roma e desideravo visitarla, ma allora era una città proibita dove solo i prescelti potevano entrare.
Ora sto uscendo dalla stazione della metropolitana che si chiama Cinecittà verso il suo ingresso principale. Gli studios danno ora il benvenuto ai visitatori paganti, e mi unisco a un gruppo di appassionati di cinema desiderosi di scoprire i segreti della "Hollywood sul Tevere".
La piazza principale di Cinecittà dispone di un tranquillo prato verde ombreggiato da pini marittimi. Mi aspettavo di essere accolto da un tripudio di ciak, comparse in costume, attori viziati e produttori urlanti. Ma ora che noi mortali possiamo entrare nella porta d'ingresso, possiamo rintracciare il talento andando indietro nel tempo.
La nostra guida Roberta ci riporta un po' indietro . Siamo a "Broadway": quattro strade costruite nel 2002 per il film "Gangs of New York" e lasciate qui in eredità permanente. Si tratta di Manhattan nel 1850, con lampade a gas, negozi e case - guardo dietro le porte in cerca di qualcuno che parli newyorkese, ma gli unici residenti sono lucertole che si scaldano nell'erba.
A sinistra di "Broadway" c'è il "Foro Romano" - non le rovine reali, quei quattro chilometri lungo la strada, ma la città imperiale che i costruttori hanno lasciato: il Tempio di Venere, con le sue colonne di rosso vivo in attesa di Nerone, e un dio verde immacolato simbolo della vittoria pronto a volare dalla sua colonna.
Cinque ettari dell'antica capitale sono ricostruite in dettagli deliziosamente artigianali. Questo è il motivo per cui Cinecittà è famosa: i film epici a tutto schermo finanziati con i soldi provenienti da Hollywood che scorrevano sul Tevere negli anni Sessanta - i giorni in cui la vecchia scuola delle stelle del grande schermo erano sedotte dalla dolce vita. Richard Burton incontrò Elizabeth Taylor, per esempio, durante le riprese a Cinecittà.
L'articolo intero su: www.telegraph.co.uk/travel/destinations/europe/italy/rome/9785710/Italy-Romes-Hollywood-on-the-Tiber.html

lunedì 5 novembre 2012

Le Botticelle

 

 

 

Le carrozze trainate da cavalli, a Roma dette 'botticelle', non nacquero come un mezzo di trasporto per i turisti, bensì per le botti (da cui il nome botticelle), in tempi in cui non esisteva ancora l'automobile.

Nella prima metà del Cinquecento, le “carrozzelle” erano molte tanto che creavano problemi di traffico.
A Roma gli abitanti non le amavano molto, in quanto erano ingombranti, pericolose e facevano un grande rumore sul selciato. La protesta fu tale che Sisto V impose dei limiti alla loro circolazione.
Con il tempo e con i nuovi modelli, le carrozze divennero più sicure e facili da guidare.
Il vetturino, quasi sempre, era proprietario della carrozza e del cavallo che curava premurosamente. Egli accompagnava gli sposi in chiesa, sfidava le avverse situazioni atmosferiche per accompagnare il medico nei posti più isolati della campagna.
Oggi, le circa tremila carrozzelle della Roma di una volta, non ci sono più, le poche rimaste sono eleganti carrozze dipinte di rosso, blu e giallo; il lavoro del vetturino è quello di accompagnare i turisti spiegando, durante il percorso, le bellezze artistiche della Città Eterna, con la sua magnifica fontana di Trevi, il Colosseo, la scalinata di Trinità dei Monti e tanto altro ancora.
Il cavallo da carrozza deve avere una grande resistenza a causa del duro lavoro che deve svolgere: soste sotto il sole infuocato dell’estate, sotto la pioggia ed il vento, riposi irregolari.
Ma il lavoro del vetturino con la sua carrozzella ed il cavallo, anche se ha ancora il suo fascino antico, è un mestiere difficile da mantenere vivo a causa degli spazi che continuano a restringersi, ed al traffico diventato troppo intenso.
Per ricordare le carrozzelle romane ecco una strofa della canzone “Carrozzella Romana”:

“…quanti ricordi cari di gioventù, fai ritornare in mente passando tu; tra il sorriso dei colli, del Pincio e di Villa Borghese, delle antiche fontane, di chiese di borghi e di fior; carrozzella romana che porti chi è senza pretese, sei la reggia più bella dei sogni fugaci d’amor…”

martedì 22 maggio 2012

L'ospedale delle bambole

Vicinissimo a Piazza del Popolo, nel centro storico di Roma, si trova un negozietto che può facilmente passare inosservato ai turisti, tra i negozi alla moda e i locali di fast-food. La sua insegna recita “Restauri Artistici Squatriti: Ospedale delle bambole”: di questo si tratta, un minuscolo laboratorio di restauro della famiglia Squatriti, un ospedale per le bambole dove i giocattoli antichi vengono trattati con amore e delicatezza.
hospital muñecas roma
Conosciuto dai romani come ¨il negozio del terrore¨ della città, a causa della sua inquietante vetrina piena di teste, braccia e gambe di bambole e di una collezione di BUHOS, si tratta di un luogo che vale la pena vedere, anche solo per la particolarità della sua attività.
Attualmente gestito da Federico Squatriti e da sua madre Gesolmina, di 76 anni, in questo peculiare ospedale si mischiano soldatini di piombo, marionette, anfore etrusche e oggetti antichi dimenticati che odorano di gesso e cera, e che danno la sensazione che il tempo si sia fermato. Si tratta di un negozio di famiglia, in cui l’arte del restauro è trasmessa di generazione in generazione. Gli Squatriti, provenienti da Napoli, durante la Seconda Guerra Mondiale erano una famiglia di attori. La fame e la povertà portarono il nonno Federico a imparare il mestiere di restauratore, affascinato dalla magia di un piccolo negozio in cui si riparava la porcellana. Da allora trasmise la passione a tutta la famiglia, e tutti i componenti si sono dedicati all’arte di curare bambole.
Sebbene oggi gli antichi negozi di restauro di Roma stiano scomparendo a causa del ritmo della vita moderna e siano pochi quelli che resistono ancora, in questo piccolo studio di poco più di 15 metri quadri i due proprietari lavorano instancabilmente. Dodici ore al giorno, durante le quali di solito riparano 4 o 5 pezzi. La maggior parte sono bambole di legno o di carta pesta del XIX secolo, periodo in cui venivano considerate, per la loro bellezza, come oggetti da contemplare o da usare per giocare. Adesso costituiscono ricordi familiari da conservare, o pezzi da collezione i cui compratori arrivano anche da luoghi lontani come Tokyo o New York.
Ogni bambola viene trattata con tanta cura che, a lavoro finito, viene restituita al padrone con un quaderno diagnostico che indica le riparazioni subite e i consigli su come trattarla. I prezzi sono variabili, e dipendono dal lavoro svolto, ma di solito il fattore determinante è il tempo necessario alla riparazione.
Gli appassionati di negozi antichi possono visitare anche quello di Pierina Cesaretti, chiamata Clinica delle bambole, dove si riparano e si vendono bambole antiche. Si trova anch’esso nella zona di Piazza del Popolo, in Via Flaminia 58.
Indirizzo: Via di Ripetta 29
Metro: Linea A, Flaminio

venerdì 18 maggio 2012

La cucina per gli antichi Romani


Scoprire le abitudini culinarie degli antichi romani è divenuto, ormai da tempo, un tema di grande interesse. Gli amanti della cucina, oltre a scoprire le antiche abitudini, si dilettano a cucinare, assaporare e degustare le bevande e i cibi che gli antichi romani usavano preparare per i propri pasti.

Nell’Antica Roma si usava consumare tre pasti al giorno: jentaculum (la nostra prima colazione), il prandium (il nostro pranzo) e la coena (la nostra cena).
Il primo pasto detto jentaculum era molto simile alla nostra prima colazione, consumata nelle prime ore del mattino. Era un pasto leggero e semplice a base di pane, formaggio, frutta secca, miele, latte e vino, con il quale veniva condito il pane. I più poveri usavano fare il primo pasto semplicemente a base di pane bagnato nel latte o nel vino.

Poco prima di mezzogiorno, veniva consumato il secondo pasto della giornata il prandium. Questo pasto veniva consumato velocemente e in piedi; era un pasto freddo a base di legumi, verdura, frutta e pesce.

La cucina dell’Antica Roma si basava principalmente sul pasto serale, l’ultimo pasto della giornata: la coena.
Le famiglie più povere finivano la loro giornata con un semplice pasto a base di farina, legumi e verdure, una sorta di pasticcio nutriente ma dal gusto sempre uguale.
Per le famiglie patrizie, invece, la cena era un momento di divertimento, dialogo e riunione di familiari, amici, protettori.
L’ultimo pasto della giornata poteva durare diverse ore ed era animato da diversi piatti e ghiottonerie di ogni genere conditi con particolari salse e accompagnati da vino e bevande.

Se sei un appassionato della cucina romana puoi trovare un elenco di ristoranti che offrono piatti di cucina tipica romana e laziale sul sito: roma-servizi.com

martedì 21 febbraio 2012

La Statua di San Pietro


La veneratissima statua bronzea di S. Pietro fu fatta realizzare, secondo la tradizione, dal pontefice S. Leone Magno (440-461) dopo l’incontro con Attila (452).

Si racconta che sia stata fusa riutilizzando il bronzo della statua di Giove Capitolino, il simulacro più sacro per gli antichi Romani, quello che per dieci secoli, dall’alto del Campidoglio, aveva visto i propri protetti diventare signori del mondo. Se così fosse stato, si sarebbe realizzata una di quelle coincidenze da lasciare stupefatti. Ecco che la stessa massa di metallo, dopo essere stata adorata per mille anni in un luogo, cambia disinvoltamente tempio, orizzonte teologico e nome. Ecco che un ammasso di materia resa santa da dieci secoli di incensi e di preghiere, dopo un semplice bagno di fuoco si sposta di pochi passi, e diviene pronta per altri millenni di ininterrotta adorazione.

Questa la tradizione circa una delle statue più venerate al mondo, un simulacro che merita una visita durante una vacanza in appartamento a Roma. Probabilmente la statua è invece creazione di un ignoto artista della fine del XIII secolo, derivata da una simile paleocristiana. La statua di S. Pietro reca il segno evidente di una particolare venerazione: il piede destro risulta infatti assai logorato a causa del bacio reverente che nel corso dei secoli vi hanno deposto milioni di fedeli.

martedì 31 gennaio 2012

La Cattedra...che non è di San Pietro


In San Pietro è esposta la sedia pontificia di Simone detto Pietro, il primo Papa.
È racchiusa nella colossale teca — appoggiata alla parete dell’abside e costruita dal Bernini in bronzo, marmo, stucco, oro, vetro e sostenuta da quattro Dottori della Chiesa: Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, davanti; Sant'Atanasio e San Giovanni Crisostomo, dietro. È una composizione scenografica che non si deve tralasciare di ammirare, durante una vacanza a Roma.
Dalle accurate indagini compiute nel corso di un restauro da una speciale commissione di esperti voluta da Paolo VI (1963-1978) nel 1968, è risultato che la sedia pontificia – detta la Cattedra di San Pietro - risale soltanto al IX secolo. Si tratta probabilmente del trono carolingio portato a Roma da Carlo il Calvo nell’875 quando venne incoronato nella basilica da papa Giovanni VII (872-882).

giovedì 12 gennaio 2012

Le monetine della Fontana di Trevi



Secondo la tradizione chi lancia di spalle una monetina dentro Fontana di Trevi un giorno tornerà a Roma. Sono migliaia le persone che ogni giorno lanciano una monetina sperando così di ritornare nella città eterna. Ma dove finiscono tutte queste monetine? Ogni giorno alle 8 del mattino, i vigili urbani circondano la fontana e aspirano con delle pompe tutte le monetine. Le raccolgono in sacchetti e le consegnano agli addetti della Caritas. I turisti che sperano di ritornare a Roma lanciando la loro monetina non sanno che con il loro gesto aiutano i poveri e i senzatetto della città. Le monete vengono poi contate, suddivise e investite in beneficenza dalla Caritas di Roma. Le monete straniere vengono divise dagli euro e inviate periodicamente con dei tir presso alcune ditte in Germania e Inghilterra dove vengono cambiate in euro. Ma quanto "frutta" Fontana di Trevi? Una cifra esorbitante: circa 700,000 euro l'anno, in media poco meno di 2,000 euro al giorno. Questa fontana non solo delizia chi la guarda ma aiuta anche moltissima gente.

domenica 18 dicembre 2011

La Spada di Orlando



A Roma di angoli strani ce ne sono tanti, ognuno racconta una storia diversa ma, guarda caso, mai nessuna di personaggi sconosciuti, sempre eroi o grandi condottieri.
In via della Spada di Orlando (zona Pantheon) si può osservare un masso di marmo con due profonde fenditure. La storia narra che il paladino francese si trovasse a Roma per incontrare il Papa. Girovagando per la città si trovò nei pressi della pietra che in quel momento ospitava le grazie di una stanca fanciulla, naturalmente splendida. Come ogni cavaliere senza macchia immediatamente se ne innamorò, ignaro di essere caduto in un tranello. La donna era infatti un'esca e appena avvicinatosi, due brutti ceffi gli saltarono addosso per derubarlo. Ma essendo anche senza paura, Orlando si difese egregiamente uccidendo i due malfattori. I segni nella pietra sarebbero il risultato di due colpi della mitica Durlindana, la spada dell'epico eroe, in quel momento un poco furioso.

sabato 26 novembre 2011

Roma: un set a cielo aperto

Roma, con tutti i suoi antichi ruderi e i monumenti, i bellissimi scorci e panorami inaspettati, tra tramonti e terrazze mozzafiato, sembra un immenso set cinematografico a cielo aperto.
Il suo skyline è incomparabile e spesso le sue piazze e le sue vie hanno fatto da sfondo a capolavori indimenticabili del cinema mondiale.
La Città Eterna è, in effetti, la più bella scenografia del mondo, quasi un gigantesco studios a cui un custode distratto ha dimenticato di chiudere il cancello. Cosicché tutti, vivendo nel cuore di essa, si sentono quasi protagonisti di un film e, avendone l'opportunità, possano magari ispirarsi alle gesta dei propri eroi del grande schermo per ripetere le loro scene più belle.
Ok, ve lo diciamo subito: imitare Anita Ekberg nel film "La Dolce Vita" e fare il bagno nella Fontana di Trevi con la sua stessa classe, vestiti con un abito haute couture e completamente da soli, nel cuore della notte, è praticamente impossibile.
Il vostro remake non sarà all'altezza del capolavoro di Fellini e dopo essere stati malamente allontanati dai vigili, finirete in qualche scadente filmato su Youtube o su Youporn se avrete avuto almeno il coraggio di farlo nudi!
Vantandovi poi per tutta la vita di questi quindici minuti di celebrità...

ho_voglia_di_te3.jpg

Sempre in centro potete guardarvi languidamente negli occhi e sussurrarvi la frase "È per sempre" mentre gettate giù da Ponte Milvio la chiave del vostro lucchetto d'amore, come nel film "Ho voglia di te".
O correre in moto lungo gli ampi viali dell'Eur, liberi e felici come Babi e Step, nel cult-teen "Tre metri sopra il cielo" tratto dal bestseller di Federico Moccia.
3msc.jpg
Ma se preferite romanticismo e classe, la vostra diva di riferimento non può che essere l'icona per antonomasia dell'eleganza e dello charme, la stupenda Audrey Hepburn. Ve la ricordate nel film "Vacanze romane" mentre scorazzava in Vespa lungo corso Vittorio e Piazza Venezia con i capelli al vento e l'aria felice e impacciata? Aggrappato alle sue spalle il bel Gregory Peck che, nei panni di un paparazzo in incognito, cercava di mantenere in equilibrio lo scooter che la bella principessa sapeva a mala pena portare.
<
vespa vacanze romane.jpg

Per essere degni di rifare questa scena, noleggiate una Vespa d'epoca e indossate abiti adeguati, insomma, tirate fuori il dandy e la principessa che è in voi. Poi partite all'avventura in una giornata di primavera: sarete bellissimi insieme in Vespa, anche se magari lui si sentirà, più che Gregory Peck, un po' Nanni Moretti nel film "Caro Diario".

moretti-curva.jpg

E per concludere la vostra scorribanda in Vespa, dato che siete in zona, fate, proprio come nel film, una puntatina alla Bocca della Verità dove chiederete al vostro partner di infilare la mano come prova della sua fedeltà.
Dal Medioevo, infatti, resiste la leggenda secondo cui essa fu costruita da Virgilio Mago per i mariti e le mogli che avessero dubitato della fedeltà del coniuge.

R-12-18.JPG

Ma non vi consigliamo, in questo caso, di attenervi al film originale e di far finta come Gregory Peck che, una volta inserita la mano nella grande Bocca, un mostro al suo interno ve la azzanni.
La vostra ragazza potrebbe essere piuttosto suscettibile sull'argomento fedeltà e prendervi direttamente a borsettate, prima che abbiate il tempo di spiegarle che si tratta solo di uno scherzo...O no?

martedì 1 novembre 2011

Il Colosseo


Si tratta del monumento più celebre di Roma, nonchè meraviglia architettonica di questa città ma forse non tutti sanno che....
Il termine "colosseo" non è da attribuire alla maestosità colossale della struttura, ma dalla maestosità di una statua che Nerone aveva fatto erigere, in sui onore, vicino all’anfiteatro stesso.
Avrete visto sicuramente tutti il film “il Gladiatore” e, nell’immaginario collettivo, c’è questa scena dell’imperatore che, tramite un gesto, decideva le sorti dei combattenti: pollice in giù la morte, pollice in su la salvezza. La curiosità è che il pollice, in realtà, non veniva rivolto "verso il basso" ma verso la gola: questo gesto imitava il rituale con il quale veniva ucciso il perdente, ovvero trafiggendo il cuore con la spada dalla base della gola. 
All’interno del Colosseo, oltre ai tradizionali scontri con gladiatori ed animali feroci, venivano organizzate anche le “naumachie”: tutta l’arena veniva riempita d’acqua e vi si svolgevano delle vere e proprie battaglie navali simulate!

domenica 30 ottobre 2011

Il serpente sacro all'Isola Tiberina

 


Nel 293 a.C., narra la leggenda, mentre Roma è colpita da una grave pestilenza, una commissione di «esperti» si reca in Grecia, ad Epidauro, per chiedere un responso ad Esculapio, dio della Medicina. Ad un tratto un grosso serpente, simbolo della divinità, esce dal tempio, si dirige verso la nave dei Romani e vi sale. Il fatto viene interpretato come segno della volontà divina di... trasferirsi; ed essi ripartono felici e contenti. Giunti presso l’Isola Tiberina, si verifica la sorpresa: il serpente d’un balzo passa dalla nave all’isola. Altro chiaro segno di divina volontà: nel luogo si edifica immediatamente un bellissimo tempio dedicato ad Esculapio. Quasi che il Dio della salute si fosse trasferito nel suo appartamento di Roma, ecco che la pestilenza come per incanto, sparisce. E’ il 291 a.C.

Nel Medioevo, sul luogo del tempio di Esculapio fu costruita la chiesa dedicata a S. Bartolomeo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il Cannone del Gianicolo


Se siete affacciate dal Belvedere del Gianicolo ad ammirare lo splendido panorama e sentite un forte sparo di cannone, non allarmatevi e riposizionate l’orologio: è mezzogiorno!
Dal 1847, infatti, per volere del papa Pio IX, un cannone spara a salve a mezzogiorno in punto. Il papa voleva imporre uno standard alle campane della Chiesa di Roma affinché suonassero tutte all’unisono.
Dal 24 gennaio 1904 il cannone è posto in cima al colle Gianicolo proprio sotto la statua di Garibaldi e il suo sparo, nelle giornate più silenziose, è udibile fino al l’Esquilino.